Recensioni


Giancarlo Majorino (2004)

Pittura, questa di Puccio, sostanziosamente materica a tu per tu con il gremito della realtÓ. Domina un movimento, un moto che dÓ luogo a scene e figurazioni tuttavia insolite per la forza visionaria che le anima e per alcuni intendimenti sotterranei che tenterei di chiarire. La premessa potrebbe consistere in un sogno parecchio ambizioso: la "restituzione" di un transitare di vissuti, proprio e altrui, qua e lÓ fermato e riarticolato da stati geometrici, scientifici quasi, di assestamento per scansioni. E allora, tra gli intendimenti sotterranei, dovremo annoverare lŇandirivieni delle ripetizioni variate, i mutamenti incorporati che addirittura possono ricondurre a stacchi filmici, ad una fascinazione di ambiguitÓ.


Moreno Pirovano (2002)

La poetica di Pietro Puccio pu˛ essere semplicemente (e drasticamente) tradotta come una poetica cinematografico-pittorica dove attori, ciack, inquadrature e montaggio si mischiano nel tempo, il tempo dei ricordi, delle sensazioni, delle somme e delle scomposizioni del corpo.
L'uomo che mangia mentre si muove e tocca e pensa, viene rappresentato in un unico momento pittorico; come se un fotografo lasciasse l'obiettivo della propria macchina fotografica aperto all'infinito e la pellicola riuscisse ad indagare ed a catturare le posizioni e gli stati d'animo dell'uomo che mangia, degli amanti sul letto, di un uomo che scende le scale. Tutto questo a puntate in un quadro solo dove, con veri e propri tagli cromatici, il pittore descrive vari episodi della vita dei corpi.

Buona visione